Vacanze
Son finite le vacanze
e son tornato ai Quattro Mori
pochi giorni e molte ansie
da spezzare vecchi cuori.
Il viaggio con l’aereo,
a Lamezia e poi a Pisa
mi ha donato il volo etereo
del low cost di nuova guisa.
Poi un’auto noleggiata,
alla Hertz “Opel Meriva”,
mi ha cullato lungo strada
per raggiunger la MIA riva.
Il tragitto, un gran tormento,
“carreggiata dissestata”
soste e soste ogni momento.
E la chiamano autostrada ?
Finalmente ecco Reggio
di Calabria lo splendore,
in quei giorni ha dato il peggio
tanta afa e gran calore.
Quindi, albergo garanzia
con il nome “hotel Lido”
ha servizi da follia,
tutto vecchio e molto infìdo.
Poi la mamma, abbracci e baci,
con i pianti d’abbandono
eran tanti, tanti anni
che mancavo a questo dono.
E le sorelle Sisa e Rita
con i figli ed i nipoti
si è evocata vecchia vita
tra risate e nuovi voti.
In famiglia il tempo è caro
e l’ho preso “gusta e mordi”
ma mancava un vecchio faro
… il papà dei miei ricordi.
aro
A Roberto
Ora è tempo di far festa,
celebriamo chi oggi è nato
senza attese o altro in testa,
festeggiamo mio cognato.
Tanti auguri a ROBO il saggio,
padre e nonno delizioso,
di cultura ha un vasto raggio
che dispensa generoso.
Sia per te Roberto caro
vita dolce e mai più grave,
con il blu di un mare raro,
ad avvolgerti soave.
Anche Lory, Franci e Ale,
fanno applausi a questo auspicio:
“ogni cosa che ti vale
sia per te un lieto ufficio”
aro
Mamma
Cara, dolce creatura
disponibile e sincera,
ci hai portato per la mano
dai natali a “tarda sera”.
Mamma, mamma,
quante volte ti ho cercata.
Mi apparivi in un istante
pur se stanca ed affannata.
Le carezze ed i tuoi abbracci
sono stati il nutrimento
son cresciuto onesto e sano
senza avere mai spavento.
Era un’altra la paura
che provavo nel partire,
era perderti per sempre
ma dicevi: “non soffrire”
Or che sono più maturo
e tu vecchia ed insicura
sarò io a darti forza
pel doman che si figura.
Non temere per la morte
la tua fede è così tanta
che entrando alla sua corte
il tuo dio ti farà “santa”
aro
Superpippo
Il campionato oggi è finito
e la Champions data ai venti,
ma un saluto ed un invito
vada a Inzaghi dai presenti.
Chi dai monti, chi dal mare
e chi resta nella city
un augurio vogliam farti
tutti insieme ancora uniti.
“Grazie, grande superpippo
per quest’anno di gran “vena”,
vai in vacanza in posto fico
e dimentica ogni pena”.
“se il tempo ti ha portato
a scoprire la fatica
basta balli a perdifiato
e nottate sulla ..’ica”.
“Or che sei d’età padrone
scorda pure le “altre” voglie
lascia solo la passione
di far gol … con una moglie”.
aro
Viva l'Inter
Sei arrivata infine al tetto
e ogni angoscia cancelliamo;
brindiamo allo scudetto
e con tre Urrà, ti celebriamo.
Il primo và a Ibrahimovic
lui è il re di questa corte
ha dimostrato con due gol
chi nell’Inter è il più forte.
Il secondo va alla squadra,
per la forza dimostrata
ha sofferto senza Zlatan
ma ha tenuto, pur fiaccata.
Ora il terzo è per Mancini
bravo, attento, a volte teso
ha riportato entro confini
ogni dubbio o malinteso.
E’ presente a questo rito,
anche l’angelo Giacinto
che festeggia inorgoglito:
“la mia Inter ora ha vinto”
aro
Cassano
Da Madrid sei ritornato
coi colori della Doria
per giocar con estro innato
ma esibendo tanta boria.
Or ti scrivo alcuni eventi
che, anche se poco graditi,
sempre chiari nella mente
ti rimangano scolpiti.
“Usa sempre un po’ il cervello
dimostrando che hai del sale,
perché poi se non hai quello
la bravura a cosa vale ?
“Primitivo e casinista
in “azzurro” non fai centro
se non perdi dalla vista
il villano che sei dentro”.
“L’umiltà della tua infanzia
non ti dia quel brutto aspetto
che ti vien se sfoghi l’ansia
dando calci a un gagliardetto”.
“Dire “stronzo” a chi ha il fischietto
o “vaffanculo” a faccia seria,
ti rimanda sempre al ghetto
di un aspetto di miseria”.
“E così sempre più spesso
mentre perdi il lume dentro,
ti comporti come un fesso
che vanifica il talento”.
Pel futuro, tieni in mente
di nascondere quel tarlo
mordi lingua, resta calmo,
conta dieci e non mostrarlo.
“Con i nervi così saldi
puoi esibire onore e vanto,
e finiti i tempi “baldi”,
non ti resterà rimpianto.”.
aro
La schiacciata ai quattro canti
A Livorno quasi in centro
c’è bottega per il pane
ci si giunge in un momento
per gustare cose sane.
Il suo posto è un angolino
lì, vicino ai “sette santi”
e il suo nome è scritto fino
“Panificio ai quattro canti”
All’occhiello hanno un fiore
“la schiacciata forno a legna”
tu ci arrivi per l’odore
anche senza la sua insegna.
Quell’impasto di farina,
molle, calda, profumata,
ti risveglia ogni mattina
ed affronti la giornata.
Al bancone serve Cinzia
bella, brava, premurosa
che procura ogni delizia
con gran zelo e senza posa.
Al suo canto, poche volte,
c’è il marito fannullone,
che parole dice molte
ma nei fatti è un po’ birbone.
Il suo nome è Faustino
ed ha il baffo che conquista,
se gli stai molto vicino,
ti si annebbia anche la vista.
L’interesse lui lo mette
sol nel gioco delle carte
e tra briscola e tresette
tanti soldi poi gli parte.
Si dà sempre per disperso
e racconta solo inganni
però Cinzia è un cuore perso
e lo perdona già da anni.
Il più carino, lo ha inventato
al compleanno della moglie,
che per ore lo ha spettato
dentro casa, sulle soglie.
Quella volta le ha giurato,
senza essere nel vago:
“mentre ero in quel di Prato
mi ha fermato un vecchio mago.
Lui mi ha detto, senza invito:
“se continui e vai avanti
a Livorno incontri un mito,
la schiacciata ai quattro canti”.
aro
La Ballata del postino
Il postino, che da via Ricasoli al centro
portava la posta veloce come il vento,
da circa un mese è diventato strano
parla da solo e non si mostra umano.
Ha incontrato un nuovo, grande amore,
Alessandra, che gli ha rubato il cuore.
Stanno insieme ormai da qualche anno,
ma ora lei gli da parecchio danno.
Il suo canto, ch’è dolce tutto il giorno
la notte si trasforma in un rampogno:
“Oh Marco non russare, stai sereno”
E per lui ? Notti bianche da veleno.
Ballavano la sera ad ogni festa
fino al mattino o poco quel che resta
e dopo aver fatto colazione
a ridere e scherzare sul “coltrone”.
Lui era gustoso, bello e grasso
rideva, sempre allegro, era uno spasso.
Poi, Alessandra, la sua dolce “meta”
ha avuto quest’idea: “lo metto a dieta”.
Ora gli dorme accanto ed è beata
mentre lui sveglio ripensa all’insalata,
Ha lo sguardo triste ed anche spento
ha una fame da lupo e mangia vento.
Non si riposa più, neanche un istante
e sveglio pensa: “la donna è una mutante,
per lei che fino a ieri ero bellino ,
oggi son grasso e sembro un maialino”.
Ma ora mi ribello e io l’avverto:
“questa non è più vita, no di certo”.
mi sto ammalando e anche la posta
la porto piano che correre mi costa.
“E poi ti fò sapere una questione,
la fame m’ha tolto libidine e passione,
e di nascosto, in questa fase magra
sto già ingoiando chili di viagra”.
“Anche perché mi sembri lì in attesa
e vuoi la mia “bandiera” sempre tesa
così, quando ti svegli, a una cert’ora:
“andiamo il sesso chiama, ora lavora”.
“Vitamine, viagra e bustine di polase
ne ho fatto grande uso in questa fase,
perché questi nessuno me li vieta
mentre, lo zabaione non è dieta”
Questa è la ballata di un postino
ch’era felice, finchè nel suo destino
è apparsa un amore di ragazza
che prima l’ama e poi quasi l’ammazza.
aro




